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Da soli non si può

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Da soli non si può Empty Da soli non si può

Messaggio Da cristalninja il Dom Nov 11, 2012 2:28 pm

-“ Corri Mae, corri!”
-“ Ed, non ce la faccio più, sono troppo stanca.”
-“ Non c’è alternativa Mae, dobbiamo fuggire, se quei cosi ci prendono è finita, non sono arrivato fin qui per farmi mangiare vivo. Forza!”

Faccio ancora uno sforzo, seguo Ed che sgattaiola sotto una recinzione e si infila dentro un cortile. Non sono mai stata atletica o spericolata, ma dicono che la necessità insegna. Posso solo dire che è la verità. L’orda di zombie alle nostre spalle continua a correre, sono sbucati all’ improvviso mentre cercavamo provviste in questo villaggio abbandonato, eravamo dentro uno di quei supermarket dove vendono di tutto, comprese le medicine, non ci siamo neanche accorti che fuori si stavano radunando. Siamo riusciti a fuggire dopo che Ed se ne è accorto, e senza fare rumore, siamo usciti dal retro.
Il rumore attira quelle creature schifose. Anche il retro era occupato da loro e non appena ci hanno avvistato hanno cominciato ad inseguirci. Vengono spinti dall’ istinto più primordiale e dai bisogni primari dell’uomo. Nutrirsi. L’inseguimento ha attirato l’attenzione degli altri, ed eccoci qui a cercare di portare a casa la pelle. A casa, se solo ne avessimo ancora una.
Il cortile nel quale ci troviamo sembra vuoto, la cancellata che abbiamo superato conduceva dentro un abitato. Ci sono dei corpi per terra, ma sembrano li da tanto tempo, troppo decomposti e troppo … mangiati, anche per potersi alzare, ma ho imparato che non bisogna mai dare queste cose per scontato. Fu così che perdemmo Tim.
L’orda adesso spinge sulla cancellata, ringhiando verso di noi, come se ci implorassero di avvicinarci per farci sbranare. Per quanto mi dia il terrore guardarli, non riesco a distogliere lo sguardo.

-“ Mae, vieni qui, dobbiamo cercare di entrare, ma prima voglio assicurarmi che dentro sia libero. Se possiamo, aspettiamo che le acque si calmino e poi ce la filiamo.”

Ed parla a bassa voce, anche se gli zombie ci hanno già visto, non possiamo attirare l’attenzione di probabili ospiti all’interno della casa. Rispondo mantenendo lo stesso tono di voce.

-“ Ed, la nostra auto è praticamente dall’atra parte, dovremmo comunque passare di nuovo in mezzo a loro per raggiungerla.”
-“ Non preoccuparti, una cosa per volta, per adesso pensiamo come levarci dalla loro vista, magari non vedendoci per un po’, penseranno che ci siamo allontanati e desisteranno.”
-“ Ok Ed, cosa facciamo?”
-“ Dai un’ occhiata dalle finestre, cerca di guardare attraverso le travi, forse riusciamo a scorgere qualcosa. Io vado a sinistra, tu va a destra, facciamo il giro della casa e riuniamoci dall’altro lato, in questo modo controlliamo la casa e al tempo stesso facciamo perdere le nostre tracce.”
-“ No Ed, non separiamoci!”
-“ Mae, ti prego, è l’unico modo per confondere quei cosi la fuori e poi il cortile è vuoto, non c’è pericolo. Senti, se dovesse succedere qualcosa, ci rivediamo qui e non crearti problemi a fare rumore se hai bisogno. Io verrò in un lampo.”
-“ Ok Ed, fa attenzione anche tu.”

Vedo Ed allontanarsi, muovendosi acquattato per non fare rumore, l’erba del cortile è incolta e parecchio cresciuta. Mi muovo anche io nella direzione indicatami da Ed e comincio ad avvicinarmi alle finestre. Sono sprangate con delle travi di legno, dall’ esterno. Solitamente è un buon segno, perché questo vuol dire che la gente che è fuggita da questa casa, l’ha sigillata per impedire agli sciacalli di entrare, ma questa non è un scienza certa. Dagli spiragli non scorgo niente, vedo raggi di luce che entrano dalla altre finestre e fendono gli oggetti che incontrano, mettendo in risalto la polvere che vola nell’aria. È tutto in ordine dentro, non sembra esserci stato nessun segno di intrusione, riesco a scorgere delle foto di famiglia sopra il camino, un uomo abbraccia sua moglie con un braccio e nell’altro tiene un bambino. Più sopra una targa in legno con due perni, probabilmente, reggevano un fucile da caccia.  Per un attimo mi perdo a pensare dove possano essere e se magari, hanno avuto la stessa fortuna che abbiamo avuto noi. Fortuna, già...
Passo all’altra finestra, sono sul lato della casa e mi accorgo che la recinzione di legno ha due travi rotte. In giro è tutto tranquillo, non vedo nessuno. Passo all’altra finestra andando avanti. Sembra essere la cucina, vedo anche la sala da pranzo attigua, non si muove nulla.
La finestra successiva ha travi solo a metà, solo nella parte superiore, dovevano avere proprio fretta se neanche sono riusciti a finire il lavoro, cammino bassa, mantenendomi sotto la finestra, la supero, mi ci accosto e poi do un occhiata dentro. È la camera da letto. È ridotta male, è tutto sottosopra e sul letto c’è il corpo di un uomo rivolto verso l’alto. Non ha più la faccia, la sua gola è squarciata e le sue budella sono sparse dappertutto. Indossa una salopette blu e degli scarponi da lavoro. A terra giace il fucile, quello che mancava dal camino in salotto. Nella stanza sono chiari i segni di lotta, davanti la porta e per terra, dall’atro lato del letto, ci sono i corpi di due zombie, quelli di sicuro non si rialzeranno, lo capisco dal fatto che la loro testa è stata distrutta da un colpo di fucile. Probabilmente erano in troppi e l’uomo non ha fatto in tempo a ricaricare la sua arma. Non c’è niente da fare, qui non è sicuro, devo raggiungere Ed. Senza guardare il resto delle finestre passo sotto, completo il lato della casa e raggiungo il retro, vedo Ed che spunta dall’altro lato della casa.

-“ Non ho trovato niente, sembra tutto a posto.”
-“ No Ed, questo posto non è sicuro, hanno provato a barricarsi, ma non ce l’hanno fatta, gli zombie sono riusciti ad entrare e non gli hanno lasciato scampo. Dobbiamo andarcene da qui. Ho anche visto che la staccionata è stata abbattuta, potrebbero esserci zombie qui intorno, dobbiamo sbrigarci.”
-“ No Mae, aspetta, se ci fossero zombie ci avrebbero già inseguito, sai che il loro forte non sono le pianificazioni e le imboscate. Hai visto armi, munizioni, viveri di qualche genere, medicine?”
-“ C’è un fucile in camera da letto, accanto al cadavere di un uomo sbranato e due zombie.
-"Due zombie? Ci sono due zombie la dentro?”
-“Sì, ma sono morti, l’uomo li ha uccisi prima che potessero raggiungerlo, però non ho visto altre munizioni.”
Lo sguardo di Ed si perde per un attimo e si sposta sul terreno. Non mi piace quello che sta per dire, ne sono certa.

-“ Mae …”
-“Ed …”

Sento gli occhi che si riempiono di lacrime e il petto che si riempie d’ansia. Sto per scoppiare a piangere. Ed mi prende per le spalle e cerca il mio sguardo. Mi fissa dritta negli occhi.

-“ No, no- no -no … Mae ascolta, sai che quell’arma potrebbe servirci e sai, che se quell’uomo si è barricato in camera da letto, vuol dire che con sé ha portato altre munizioni. Quindi sai che questa è una grossa opportunità per noi. Ascolta, andiamo alla finestra della camera da letto …”
-“ Ed, no …”
-“ Mae, ascolta, andiamo insieme, tu mi aspetti fuori dalla finestra, ti passo l’arma, cerco le munizioni e ce ne andiamo da questo posto. Se siamo fortunati, il fucile ci aprirà la strada per la nostra auto e potremo andarcene da qui. Ci stai?"

Ed sa come rassicurarmi anche nei momenti più difficili, anche per questo l’ho sposato, sono sempre stata una persona non proprio coraggiosa e lui, ha sempre saputo come darmi coraggio. Al primo appuntamento riuscì a farmi salire sulle montagne russe, cose che in 23 anni non avevo mai fatto. Sono passati quasi dieci anni da quell’incontro ed è sempre riuscito a farmi vincere le mie paure.

-“Va bene Ed, ma fa attenzione ti prego. Credo che sia l’uomo della foto che ho visto e se è così, in casa dovrebbe esserci anche la moglie e … il figlio. Non li ho visti, quindi fa attenzione.”
-“Bene, andiamo.”

Ci dirigiamo verso la finestra della camera da letto, mostro ad Ed il punto i cui la staccionata è rotta. Ci appostiamo sotto la finestra, Ed mi fa segno di rimanere in silenzio.
Si aggrappa al davanzale della finestra, i vetri sono rotti e deve fare attenzione a non tagliarsi, punta i piedi sulla parete esterna della casa per fare leva e con le braccia si tira su. Scavalca la finestra, entra nella camera da letto. Pezzi di vetro infranti scricchiola sotto i suoi piedi. Seguo la scena con lo sguardo, tremendamente in ansia. Ed controlla la situazione, è tutto fermo. Il letto ed il pavimento vicino ad esso è ricoperto di sangue, per lo più secco. Il fucile si trova dal lato del letto opposto al lato della finestra, quindi Ed deve girarci intorno. Supera il corpo del primo zombie, si porta ai piedi del letto e per precauzione chiude la porta. Se dovesse arrivare qualcuno dalla porta, se ne accorgerebbe. È sempre stato attento ai dettagli e ha sempre preso le precauzioni, che, fino ad ora, nella vita normale, mi erano sempre sembrate eccessive, ma mi rendo conto che ultimamente ci hanno salvato in parecchie occasioni. Afferra il fucile, apre le canne e controlla se ci sono munizioni dentro. Mi fa un cenno con la testa. È scarico. Si avvicina alla finestra, mi passa il fucile, mi fa cenno di aspettare e rientra. Si avvicina al corpo dell’uomo sul letto. Se pur la sua faccia è stata completamente strappata via, i suoi occhi bianchi indicano l’avanzato stato di decomposizione. Ha segni di morsi ovunque e il suo addome è aperto. È stato mangiato vivo. Ed perquisisce le sue tasche con molta attenzione, evitando di passare le mani e le braccia appena sopra la bocca del cadavere. In una tasca sul petto della salopette trova dei cilindretti rossi, con la base dorata, non so cosa siano. Ne tira fuori una decina, ma la sua espressione non appena si volta verso di me, mi fa capire che quelle sono le munizioni che cercava. Da uno sguardo veloce intorno, apre i cassetti dei vari mobili nella stanza. In uno dei comodini accanto al letto, trova degli analgesici, li mette in tasca e si avvicina alla finestra per passarmi le munizioni e le medicine. Metto le munizioni nella borsa, Ed si mette a cavalcioni sulla finestra per scavalcarla e scendere, chiudo la borsa e alzo lo sguardo verso di lui. Dietro di lui, stava in piedi l’uomo che era sul letto.

-“ED!”

Riesco solo a gridare, ma questo basta a far girare Ed appena in tempo. Riesce ad afferrare lo zombie, il quale protrae le sue braccia in avanti e cerca di portare la sua bocca sulla gola di Ed. riesce a sferrargli un pugno, entrambi  vanno a terra, Ed si trova ora sopra lo zombie che cerca di afferrarlo con le mani. Se dovesse sfiorare la sua faccia lo graffierebbe, e sarebbe più che sufficiente per infettarlo.
Ed continua a colpirlo, io sono come paralizzata, non riesco nemmeno a fare un movimento, non riesco nemmeno a pensare e forse è un bene, altri rumori, altre grida, potrebbero attirare altri zombie. Ed sta ancora lottando con lo zombie, nonostante con il suo peso Ed, gli abbia fratturato le costole, mandandole dentro i suoi polmoni, lui continua a dimenarsi per afferrarlo, Ed sta cominciando a stancarsi, presto gli mancheranno le forze. Il rumore dei vetri rotti sotto di loro, fanno accendere una lampadina nella testa di Ed, il quale prende un coccio di vetro appuntito e lo conficca nella fronte dello zombie, il quale, istantaneamente smette di muoversi, facendo cadere le sue braccia sul pavimento. Ed rimane per qualche istante su di lui, poi si gira lentamente verso la finestra e vede solo i miei occhi che spuntano dal davanzale della finestra, terrorizzati e pieni di lacrime. Tenendo ancora il coccio di vetro nella fronte delle zombie tra le mani, mi fa un cenno con la testa, come a voler dire che è tutto ok. Si alza lentamente, schiacciando i vetri sul pavimento, si avvicina alla finestra.

-“Adiamo, Mae.”

Sto per dire – ok – e aiutarlo a scavalcare, ma qualcuno comincia a colpire la porta della camera da letto, con dei potenti colpi. Probabilmente la casa ospitava qualcun altro, forse la moglie, che adesso stava cercando di entrare.

-“Sbrigati, Ed!”

Ed scavalca la finestra, ritorniamo sul retro della casa e cerchiamo una via di fuga. Il posto è completamente infestato e dobbiamo muoverci piano per non attirare l’attenzione. Siamo ancora nel cortile. L’unico modo per raggiungere la nostra auto è un cancelletto che porta su una strada costeggiata da altre case in entrambi i lati, la nostra auto si trova tre case più avanti. Vicino al supermarket nel quale siamo stati avvistati.

-“Mae, se prendiamo questa strada possiamo arrivare velocemente alla nostra auto, cerchiamo di muoverci passando bassi, dietro le auto parcheggiate, dovremo correre in campo aperto solo per una decina di metri, sono pochi secondi, ma dobbiamo farlo o non ce ne andremo mai da qui.”

Ancora una volta è lo sguardo di Ed quello che mi fa prendere di coraggio e mi fa serrare le labbra. Riesco a fare un cenno con la testa per dire che va bene. Ci muoviamo verso una macchina parcheggiata tenendoci bassi, Ed tiene il fucile in una mano e sulla spalla a tracolla, tiene la mia borsa con le munizioni. Nella vita normale usava portarsi dietro la mia borsa quando diventava troppo pesante per me, durante le passeggiate, ma ora era tutto diverso, dovevo sopportare lo sforzo, la fatica, la paura. Dovevo sopravvivere. Passiamo vicino ad un'altra auto, dentro c’è un cadavere, il quale appena ci sente passare cerca di afferrarci da dietro il finestrino. Svelti passiamo ad un'altra auto. Siamo vicini alla nostra. È circondata da un piccolo gruppo di zombie, sembrano quasi sentire l’odore di vivo che abbiamo lasciato dentro.

-“Stammi vicina, non restare indietro.”
-“Sono pronta.”
-“Ok, via!”

Ed comincia a muoversi in direzione degli zombie intorno alla nostra auto, ci avviciniamo il più possibile prima di essere avvistati, non appena il primo si gira verso di noi, Ed gli è già addosso e col calcio del fucile gli spacca la testa, gli altri si allertano e cominciano a muoversi verso di noi.

-“MAE SALI, IO TI LIBERO LA PORTIERA, ACCENDI L’AUTO!”

Ed comincia a far fuoco sulle teste degli zombie che stanno sulla portiera del lato guida, adesso posso entrare. Inserisco le chiavi che Ed mi aveva dato prima, intanto Ed spara al resto degli zombie sul lato passeggeri. Sette colpi bastano per liberarci la strada, ma abbiamo pochi secondi prima che tutto il quartiere venga a darci la caccia.

-“VAI MAE PARTI, PARTI!”

L’auto si mette in moto grazie al cielo, in fretta e sgommando, ci lasciamo dietro quel posto infernale nel quale la gente viveva felice, prima che tutto questo spezzasse la loro esistenza e le loro vite. Rimangono solo foto, ricordi e ombre di quel passato che non tornerà mai più. Appena usciti da li e raggiunto un posto sicuro, Ed si mette alla guida, mentre io guardo lo scenario fuori dal finestrino. Le campagne intorno sono come immobili, nemmeno il vento sembra muovere l’erba, il grano e gli alberi. In lontananza uno zombie vaga senza meta, cercando esseri viventi da mangiare, che siano animali o esseri umani.

-“Tutto bene?”
-“Si, sono solo stanca. Mi chiedo quando potremo smettere di scappare.”
-“Fin quando tutto questo ci sarà, non possiamo fare altro Mae, devi essere forte.”
-“Sì …”

Il mio sguardo è ancora rivolto fuori dal finestrino, quegli scenari che un tempo erano rilassanti a vedersi, adesso erano sicuri solo attraverso il vetro di un auto in movimento.

-“Sei stata bravissima oggi, senza di te non ce l’avrei fatta.”

Mi volto verso Ed.

-“Davvero?”
-“Sì, sei stata coraggiosa e non hai esitato. È indispensabile saper essere così, molti oggi non ce l’avrebbero fatta in una situazione del genere.”
-“Bhè sì, ma non sarei stata in grado se non ci fossi stato tu con me.”

Ed mi guarda un attimo, sorride e poi riporta il suo sguardo sulla strada.

-“ Hai visto il pugno che ho tirato a quello zombie? Secondo me non ha capito più nulla.”  Dice ridendo.
-“È caduto come una pera.”  Dico ridendo di riamando.
-“Però sei rimasto impigliato e sei caduto.”  Constato .
-“Mi sono sentito un imbecille quando le costole gli si sono fracassate, mi sono sentito mancare l’appoggio sotto il sedere, come se fossi caduto dalla sedia.” Ride ancora.

La normalità la si ritrova nei piccoli gesti, dal fare un viaggio in auto, come se stessimo andando a fare una vacanza, al ridere a posteriori, di una cosa che sarebbe potuta costare la vita a Ed, perché ormai la normalità è anche questo, sopravvivere ed essere felici di averlo fatto anche oggi.
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